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venerdì 9 febbraio 2018

Pistoia 2017 - Tutti i documenti

Link alle letture introduttive e ai materiali del seminario pistoiese sul ruolo che le strutture culturali possono esercitare come luoghi democratici dove nessuno si senta straniero.





Qui di seguito raccogliamo le letture introduttive.
In questa pagina si possono scaricare le presentazioni.

Il primo testo, è la lectio magistralis che Edoardo Salzano ha tenuto a Pistoia, in apertura dell’edizione 2015 di Leggere la città. Le parole di Salzano ci collegano all’iniziativa di cui siamo ospiti e forniscono un’ampia e appassionata cornice al nostro lavoro del 2017. Ci ricordano che la dotazione di spazi pubblici nella città, in Italia sancita come diritto da quasi cinquant’anni, è stata una conquista di una lunga stagione riformista e oggi, nella crisi del carattere pubblico della città si concretizza un processo di contro-riforma condotto dall’affermazione del neoliberismo su scala globale. L’erosione dello  spazio pubblico è l’esito di un progressivo indebolimento dellacapacità di governare le trasformazioni urbane mediante due strumenti essenziali: una politica del patrimonio immobiliare che restituisca alla collettività gli aumenti di valore che derivano dalle sue decisioni e dalle sue opere, e una politica di pianificazione del territorio, in tutte le sue componenti e a tutti i suoi livelli. Nel concludere il suo intervento, Salzano invita a guardare con fiducia alle iniziative promosse da movimenti e istituzioni e al lavoro di quegli intellettuali che non si sono adeguati all’ideologia dominante. Un insieme di forze che faticano ancora a ricomporsi e tradursi nel campo della politica, a testimonianza del duro lavoro che ancora ci attende. La scuola di quest’anno si inserisce appieno nel percorso tracciato da Salzano.

Le tre letture che seguono forniscono uno sguardo di insieme sul rapporto tra cultura e spazio pubblico. Cosa rende i “luoghi della cultura” - intesi come luoghi destinati alla produzione e fruizione di cultura - degli “spazi pubblici”, cioè delle infrastrutture per la vita collettiva a supporto della sfera pubblica? In che modo possiamo guardare al multiculturalismo in chiave costruttiva e non di sola difesa delle identità delle minoranze? In che misura la nostra idea di cultura è corrosa e colonizzata dai meccanismi della globalizzazione che tendono ad comprimere la dimensione sociale e a fare di noi monadi dedicate al consumo individuale? Affidiamo queste domande a Chiara Sebastiani, Enzo Colombo e Zygmunt Bauman.

L’ultimo gruppo di letture riguarda le strutture culturali. Maria Pia Guermandi e Antonella Agnoli, presenti alla scuola, spiegano in che modo le strutture specializzate (biblioteche e musei) possono essere concepite come piazze della cultura e come spazi democratici in cui nessuno si deve sentire straniero. Claudio Calvaresi, infine, descrive nuovi tipi di strutture – ibride nella forma e nelle funzioni – nelle quali, per iniziativa di gruppi di cittadini, si svolgono attività che legano tra loro cultura, lavoro e socialità. Il mondo accademico e alcune istituzioni guardano con particolare interesse a queste forme di “innovazione sociale” di cui è utile conoscere potenzialità e limiti.